venerdì 14 gennaio 2011

Radici



Capita che dopo più di 21 mesi dal sisma che ha colpito la tua città, vai a sentire qualcun altro che ne parla, in un convegno, a L’Aquila. Persone importanti, giornalisti e politici. Alcuni non erano mai venuti a L’Aquila. E ne sono rimasti sconvolti.
Parlano e ti dicono quello che tu vai urlando dal primo momento. Ti dicono che l’informazione è colpevole, e tu lo sai. Ti dicono che gli aquilani dovrebbero andare a protestare davanti alla sede Rai di Viale Mazzini, e tu l’hai già fatto. Ti dicono che i puntellamenti sono stati un business e tu l’hai già scritto più volte. Ti dicono delle responsabilità, dirette e indirette, e tu quasi ti annoi a risentirle. Ti senti quasi colpevole del fatto che dopo 21 mesi ancora si parli di ciò che per te è assodato.
Si prendono a cuore la situazione della città, e speri davvero almeno questa volta, perché da troppo tempo oramai alle promesse non credi più.
Ma riesci ancora a piangere assistendo alla proiezione del documentario “Radici, L’Aquila di cemento” diretto da Luca Cococcetta. Perché, è vero, anche di quel che viene detto e proiettato, sai quasi tutto, ma quando vedi la tua città dall’alto, completamente ridisegnata, da chi neanche sapeva cosa fosse L’Aquila, il cuore ti si stringe e sanguina.
Una miriade di borghi medievali, distrutti, che guardano tutti verso il centro della città capoluogo, distrutto, anch’esso. Che si nasconde per non essere guardato da quei 19 atolli, sorti da un’eruzione vulcanica spaventosa, che ha eruttato piastre, colonnoni, pareti in cartongesso e, soprattutto, profitti miliardari.
Tutto ciò è avvenuto con il silenzio/assenso di tutti. Ma non hai più voglia di parlare di responsabilità.
Questa orribile città sparpagliata è ora il luogo dove vivo e dove intendo essere presente per farmi sentire. Per poter godere di ogni ristrutturazione, di ogni riapertura di Piazze e vicoli, perché anche se nessuno lo sa, L’Aquila non c’è più, ma gli aquilani sì.

3 commenti:

  1. Giusi, sto scrivendo un post sullo stesso argomento. Poiché diciamo quasi le stesse cose, mi domando se scriverlo ugualmente. In ogni caso, al di là di tutto, io dico che c'è anche L'Aquila. E' lì, ferita, ma non a morte. Io la rivoglio subito, anche così com'è.

    RispondiElimina
  2. Anna, non è la prima volta che ci viene in mente lo stesso post. Certo, anche io la amo così come è, ma noi le dobbiamo tanto e dobbiamo desiderarla più bella!

    RispondiElimina